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quanto sei fregna

quanto sei fregna.
oh, taci
non è che debba
per forza
sempre esser elegante
o delicato come brezza
e tu, tu non prenderla sul personale
anzi, sì
perché guarda, guàrdati
dio santo quanto sei fregna
eccheppalle però
non l’ho mica nominato invano
quale invano
avrà pur avuto un ruolo
(lui solo che può)
nel darti una piega primordiale
di bellezza in potenza
quanto sei fregna
lasciami dire
e lasciati guardare
ché mi fai regredire
a Neanderthal, forse Erectus
sarò pure volgare
ma cieco no
che qui non si parla
di quando ti sogno
vibrante come violino
colma
di un amore che non merito
semmai di fiumi
che deviano
quando sfili in falcata
e di crepe
nel mio aplomb posticcio
che s’uniscono
in frattura che è un crollo
che mi lascia
solo
la bassa onesta facoltà
di guardarti senza fiato
mormorando al mondo
quanto sei fregna.

firma Ale

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piccolo sarto alto due spanne

l’ago ricurvo
le stoffe buffe e
un rocchetto
di filo rosso
nascosto nella tasca.
un piccolo sarto alto due spanne
che rammenda
strappi ai cuori
nelle città di carestia
nei tumulti vuoti
dei nostri
giorni d’avena
ma poi lo chiamano al fronte
e poi lui parte
e poi lui salta
su una granata nemica
mentre scuce una paura
a un soldato in trincea
e oggi manca
un piccolo
sarto alto due spanne
dal filo
rosso
dall’ago ricurvo
e i nostri buchi
ce li teniamo
e così
giriamo per il mondo
come piccole bambole di pezza
dai cuori
stracciati.

firma Ale

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