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viaggiare

viaggiare

mi mancano tantissimo gli aerei. e l’aeroporto, quel luogo non luogo dalla temperatura, luce e brusio costanti. mi manca quel brividino del decollo e dell’atterraggio, il guardare il mondo indistinguibile cercando di distinguere confini, montagne, città e porti operosi. manca l’attesa della chiamata al Gate, manca la corsa quando sei in ritardo, persino l’attesa dei bagagli a Fiumicino che non finisce mai. i duty free con le loro cianfrusaglie e i liquori a buon mercato, la cintura tolta al controllo sicurezza, il rivestirsi rapidi per far posto agli altri dietro di te. e poi ancora il frastuono dei motori a getto sulle piste, la prima vibrazione quando l’aereo prende vita dal suo parcheggio, i piloti che si intravedono dal corridoio stretto, le cappelliere, le indicazioni di sicurezza che nessuno ascolta, i bambini educati, quelli no, quelli che è la prima volta che lasciano il suolo naturale. manca tutto ciò che accade dopo e tutto quello che finisce al ritorno. l’eccitazione e la malinconia. il ricordo e il vissuto. l’emozione, la promessa di rifarlo.
viaggiare.
firma Ale
polenta

polenta a Luglio

è un giorno di fine Luglio 1997. scorrazzando per la città ci imbattiamo, noi compagnia di disadattati quasi senza famiglia, nel poster di una sagra paesana che promette “polenta al sugo di cinghiale e di capretto”. si va, ci diciamo; stasera, ci promettiamo. detto, fatto. si fa sera, ma come da tradizione vien tardi per aspettare tutti. ché ci si muove in gruppo con motorini cinquanta, smarritati, regolarmente in due e con le targhe diversamene leggibili. ci arrampichiamo sul colle che porta a Pitelli, arriviamo che si fa buio con tutto che è piena estate: abbiamo 18 anni di media, gli ormoni fino agli occhi e una fame soprannaturale. Continua la lettura di polenta a Luglio

vagoni

osservare chi viaggia con te in treno è uno sport ingiustamente escluso dalle discipline olimpiche. ha le sue regole di delicatezza e tatto, forse in tv non funzionerebbe ma da praticare resta uno spasso. così ti trovi in questo vagone stipato di corpi che sorreggono segreti idee ambizioni dolori, ti guardi intorno, come puoi ti soffermi, come puoi ti riscaldi ed entri in campo.
c’è questo ragazzone dai bellissimi occhi cerulei ma dagli anni portati malamente che ride, ride, ride sommessamente e sommessamente parla. parlotta, in realtà, con un’entità indefinita, un interlocutore invisibile ma che dev’essere un vero spasso, data la misura di quanto senza sosta continua a sorridere, ridacchiare, parlare. ogni tanto solleva lo sguardo, poi si appisola: pare quasi un video di youtube che scatta quando c’è poco segnale di rete, qualche secondo di stasi a occhi chiusi e poi nuovi momenti di veglia, di risate, di parole incomprensibili.
c’è questo cucciolo di anziano vestito completamente di verde. il maglione solo di un punto leggermente più scuro dei pantaloni prato di Wimbledon, sarà il periodo dell’anno ma Continua la lettura di vagoni