I nastri di Legasov - NASTRO 2, LATO B

I nastri di Legasov – Prefazione

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Valerij Alekseevič LegasovValerij Alekseevič Legasov è quello che si potrebbe definire un personaggio storicamente controverso. Classe 1936, nasce a Tula, in Russia, da una famiglia proletaria di lavoratori civili. Brillante accademico, a soli 47 anni diventa primo vicedirettore dell’Istituto Kurčatov di Energia Atomica di Mosca; con un dottorato di Chimica alle spalle e la responsabilità ricoperta al Kurčatov, è tra i primissimi chiamati a rispondere all’emergenza senza precedenti presso la centrale nucleare sita a Prypiat, non lontana da Kiev, meglio nota al mondo e alle cronache come Černobyl’.

È lì che il 26 aprile 1986 si verifica la violentissima esplosione che polverizza l’immenso reattore quattro della centrale – contenente 180 tonnellate di pericolosissimo combustibile fissile – e che innesca un altrettanto devastante incendio chimico il quale, bruciando per giorni, libererà nell’atmosfera quantità impressionanti di elementi altamente radioattivi, dando vita alla più grave crisi in tempo di pace della storia. Inizialmente si penserà a un attentato dell’Occidente, poi a un banale incidente, poi – dopo indagini accurate alle quali anche Legasov prenderà parte – a quella “negligenza criminale” che addosserà tutte le colpe ai singoli operatori, cercando così di nascondere la verità (riuscendoci, almeno per un po’) in merito a un sistema sovietico ormai pronto al collasso che, nei decenni precedenti, aveva sistematicamente spianato con le proprie scelte  il lungo e ineluttabile cammino verso il disastro.

È nel racconto del dopo che le controversie sul personaggio di Legasov si fissano nella storia. Due prevalenti versioni lo dipingono rigido apparatchik sovietico l’una, brillante accademico d’azione l’altra. Dopo il disastro, riferendo all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di Vienna, Legasov conforta una preoccupata comunità internazionale, ma al contempo irrita la classe dirigente sovietica denunciando, in modo più o meno velato, le profonde responsabilità dell’apparato, accademico come politico, in merito a quanto accaduto. Questo suo primo gesto, questa sua scelta coraggiosa innescherà un processo che consentirà progressivamente alla verità di superare le radicali censure della cortina di ferro. Un uomo coraggioso anche nel concreto, Legasov, un uomo pronto all’estremo sacrificio personale pur di risolvere la crisi che avrebbe potuto mettere fine al genere umano: pur critico verso il sistema, consapevole dei limiti e degli errori lampanti commessi dall’industria nucleare sovietica, meno di ventiquatt’ore dopo l’incidente è a Prypiat con la prima Commissione Governativa, una mente brillante al servizio del paese e del mondo nel cercare di trovare, di corsa, un modo per richiudere la porta dell’inferno improvvidamente spalancata dalla mano dell’uomo.


Sono stato profondamente attratto dagli eventi di Černobyl’ – o “Chernobyl”, riportandone il nome all’occidentale maniera – sin da bambino. Prima per una curiosità infantile verso un tema sconosciuto che tanto spaventava, in quei giorni tesi, gli adulti attorno a me, poi, diventando uomo, per un misto di interesse per i temi ingegneristici, di fascinazione moderatamente morbosa verso i disastri, di empatia verso i popoli che hanno sofferto e soffrono tutt’oggi le conseguenze di quegli eventi tragici.

Di Valerij Legasov avevo sentito parlare solo marginalmente prima del 2019, anno in cui HBO, casa di produzione cinematografica americana, presentò al mondo la propria mini-serie in cinque puntate dedicate al disastro, titolata semplicemente “Chernobyl”. L’attesi con curiosità e timore, spaventato del fatto che potesse rappresentare maldestramente, grottescamente, un evento storico dall’enorme portata umana e dalle caratteristiche troppo complesse in termini di contesto storico, sociale, politico, scientifico e ingegneristico per essere rappresentate efficacemente e con dovizia storica.

Inaspettatamente, fu una sorpresa.

Salvo qualche perdonabile e comprensibile licenza narrativa, “Chernobyl” racconta in modo efficace e realistico ciò che accadde nell’86, il tutto senza particolari sconti a istituzioni o uomini, persino nei confronti di Legasov stesso – personaggio cardine della serie – l’uomo che nella realtà contribuirà “a salvare il mondo” non riuscendo poi a salvare se stesso, vittima di un cancro la cui firma sarà quella del reattore quattro di Chernobyl. Pur romanzato, il racconto delle audiocassette registrate da Legasov prima del suicidio scelto a sollievo dalle sofferenze oncologiche ci riporta il personaggio che è, ovvero uno scienziato per il quale quanto accaduto non si può, non si dovrà ripetere: a garanzia di questo la verità dovrà, pertanto, essere resa nota. In un ultimo gesto di onestà intellettuale, il suo racconto di verità auto-audio-registrata sarà quindi il suo lascito per le generazioni a venire. Un racconto verbale miracolosamente giunto sino a noi.

La faccenda delle audiocassette mi colpì moltissimo sin dall’inizio. Documentatomi in merito, ne ho scoperto poi l’effettiva esistenza, ne ho recuperato le trascrizioni, le ho lette in inglese persino comprendendone – credo – i sottotesti: Legasov racconta e si racconta in un linguaggio semplice e asciutto, accessibile a chiunque, non indugiando eccessivamente sui dettagli squisitamente tecnici ma riportando il clima di quei giorni, di quegli anni, scenografia ormai tramontata di una storia al limite del tollerabile, al limite del credibile.

Da lì la nascita di questo mini progetto: tradurre in lingua italiana quei nastri, quel racconto, quel clima, quella storia di popoli, di scienza e politica. Semplicemente, un esercizio di cultura e divulgazione; un ulteriore strumento, tra i tanti già disponibili, per comprendere l’enorme e inconfessabile verità nascosta di quell’evento. Chernobyl, infatti, non è un evento drammatico come i tanti che costellano la storia umana, le cui cause per lo più si nascondono nelle fredde considerazioni tecniche di un fallimento ingegneristico, ma è semmai l’espressione di come l’uomo sia stato in grado, nella storia, di sacrificare la propria capacità di giudizio, di scelta, di evoluzione sull’altare del potere e dell’ideologia.

Il sacrificio di Legasov – e di migliaia di altri – merita un ovvio ma talvolta dimenticato rispetto, così come le sue parole, fortunatamente non morte con lui, meritano diffusione. Questo è il mio personale tributo e ringraziamento alla sua figura umana e storica.

Buona lettura.

firma Ale

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