Archivi categoria: poesia

you are here

noi siamo qui

la scorsa notte
turbolenta e impicciona
ho fatto questo sogno qui
che sul monte
più alto dei monti
costruivamo da terra a cielo
un immenso fumogeno
e poi
uno a uno
sette miliardi quanti siamo
arrampicati come formiche
su una scaletta piccina piccina
lo riempivamo all’orlo
di tutte le vecchie lettere d’amore
degli amori passati o perduti
di tutto il denaro vigliacco
dei compiti in classe
delle bollette, delle sanzioni
e delle pergamene insudiciate
da parole appuntate
mai riferite
e poi Kennedy
(sì, John Fitzgerald)
da un palco posticcio
pronunciava qualcosa d’altisonante
e privo di senso
e col fiammifero usato
per un cubano
accendeva questa nostra
somma verticale
di emozioni e sventure
e da lì il nostro anno solare
il nostro roteare
diventava spirale di fumo colorato
nel buio vacuo dello spazio
il nostro
il primo
un pianeta popolato di vita
a dichiarare all’universo
siamo qui
complicati e incomprensibili
sicuramente un po’ inquinanti
ma se v’interessa
beh, insomma
noi siamo qui.

firma Ale

[le altre]

salami

sei.

sei la sapidità del salame
e la salute di un bicchiere di latte
sei ciò che è stato e quel che viene
sei una persiana che sbatte
in un posto abbandonato
sei un bricco che trabocca
un nastro nei capelli
l’eco di un colpo di pistola
sei un ponte di corde sulle Ande
sei i tuoni e sei i lampi
sei le tende mosse
nella notte dal vento
sei una costa senza faro
sei cardine sei cerniera
sei l’ultima foglia del ramo
e l’ultima vite del motore
sei una pioggia smemorata
d’acqua che non sa da dove viene
sei i piccoli e rapidi momenti
che ti racchiudono nel giorno
e la tiepida presenza
del respiro di mare notturno
che mi dorme
giust’accanto.

firma Ale

[le altre]

Atlantide

Atlantide

fossi d’aria fredda
e tu d’aria calda
o io calda e tu fredda
fa lo stesso, dai

dicevo

fossimo masse d’aria
d’umidità e temperatura diverse
tu fermati, e immagina
che tuoni e fulmini
solo stringendoci la mano
pensa che vento e grandine
quando solo ci toccassimo
o abbracciassimo
e nel tempo dei baci
senza previsioni
ora sulle guance
ora sulle bocche divoranti
precipiteremmo
in piogge tropicali
e arrivando all’impasto
di sensi pelli e fiati corti
risolveremmo
il mistero d’Atlantide
che non resistette alla furia delle acque
perché le tempeste
di certe nuvole
non le ferma il cielo
né dio
figuriamoci noi.

firma Ale

[le altre]

strada pioggia

un quarto all’una

un quarto all’una
scendi scalza giù per strada
la strada di pioggia
allagata inzuppata imbandita
in questo mio sogno
che è un’alluvione
sei una rana di città
distendi le zampe
finché non rintocchi
l’eco sordo
della mia campana sommersa
e così
son sveglio
sveglio come zuppo
e scendo
anch’io giù per strada
a un quarto all’una
che mi prenderanno per matto
ché piove a diluvio
anche se forse
questo è solo il sogno
di qualcun’altro
e casomai fosse tuo
direi di accordarsi
come fossimo comete che
si consumano inseguendosi
vediamoci dunque
(un quarto all’una)
su questa strada buia
tu pensa solo
a presentarti bellissima
che alle previsioni del tempo
e a tutto il resto
penso io.

firma Ale

[le altre]

fregna

quanto sei fregna

quanto sei fregna.
oh, taci
non è che debba
per forza
sempre esser elegante
o delicato come brezza
e tu, tu non prenderla sul personale
anzi, sì
perché guarda, guàrdati
dio santo quanto sei fregna
eccheppalle però
non l’ho mica nominato invano
quale invano
avrà pur avuto un ruolo
(lui solo che può)
nel darti una piega primordiale
di bellezza in potenza
quanto sei fregna
lasciami dire
e lasciati guardare
ché mi fai regredire
a Neanderthal, forse Erectus
sarò pure volgare
ma cieco no
che qui non si parla
di quando ti sogno
vibrante come violino
colma
di un amore che non merito
semmai di fiumi
che deviano
quando sfili in falcata
e di crepe
nel mio aplomb posticcio
che s’uniscono
in frattura che è un crollo
che mi lascia
solo
la bassa onesta facoltà
di guardarti senza fiato
mormorando al mondo
quanto sei fregna.

firma Ale

[le altre]