colorificio

e poi scegli
quale alcova di stasera
il vecchio colorificio abbandonato
e io ingenuo, seguendoti
allungo la falcata
ché di colori
tu te ne intendi
così entriamo nel buio
di questa notte petrolio
che ci nasconde efficace
fintanto il nostro complemento
non sia combustione
ed illumini
come un lume
i nostri bianchi panni stesi
e travolga questi spazi vacui
spalancandoci gli occhi
su barattoli indaco, porpora, ocra
e verde rugiada di Reykjavík
uno spettro cromatico
tra spettri di operai
quindi vedi, stronza
avevo ragione
di colori te ne intendi
ma, povero me
non avevo capito
te ne intendessi anche
di tavolozze
sporche d’amore.

firma Ale

[le altre]